JV sta per Jacque Vaughn. E’ nato a Los Angeles ed è un allenatore di basket. Nba. Oggi primo assistente di Kenny Atkinson con i Brooklyn Nets. Ha giocato a Kansas, è stato prima scelta nel ’97. Ha giocato 12 stagioni, partendo da Utah, che lo aveva scelto. Poi Atlanta, New Jersey e San Antonio. Un marchio che rimane e sempre. Vorrà dire qualche cosa.

 

La giornata tipo, non di fantasia. La sua schedule di un giorno di allenamento quando i Nets sono a Brooklyn.

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06.45 am.  Ascensore per salire all’ottavo piano del 168 39th Street. Uffici e sede di allenamento (la practice facilities) dei Nets. Non un luogo qualsiasi… Un vecchio edificio nella Industry City nell’area di Sunset Park. Meglio delle parole, possono spiegare le foto. Spiegare cosa si vede da palestra e uffici. Unico.

 

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07.00 am.  Workout. JV va in sala pesi, o meglio, l’area di lavoro fisico. Esercizi vari, mai gli stessi, ma questo non ci interessa poi così tanto.

 

08.00 am. Riunione staff. Tutti. E tutti significa 13 persone. Sono già al loro posto almeno 5 minuti prima.

 

09.00 am.  Coaching staff sul campo. Provare ritmo degli esercizi. Verificare dettagli di una situazione a 5. Provare una collaborazione difensiva (a velocità giocatori. Sprintando nel 5 vs 0. Sasha Obradovic che è stato mio compagno di questi quattro giorni, mi diceva “Tutti great shape”)

 

09.20 am. Inizio del lavoro individuale sul campo. Uno solo o una coppia di giocatori per canestro. I campi sono due. Quattro ovviamente i canestri.

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11.00 am. Inizio allenamento di squadra.

 

01.00 pm.  Finisce allenamento di squadra. Parole di commento con qualche altro componente dello staff. Poi JV va verso l’area riposo. (Dove mi emoziono vedendo un – meraviglioso – tavolo da ping-pong). Ristorante. Un piatto da riempire. Cibo di qualità. Torna nel suo ufficio. Prepara qualche appunto.

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02.30 pm. Riunione coaching staff. Rapida. 15’. Per note sull’allenamento appena concluso ed eventuali proposte di variazione su quello del giorno dopo.

 

Giornata in ufficio terminata. Forse. Chiedo un dettaglio sulla difesa contro il Ballscreen in una determinata situazione. Grande disponibilità. Domande che si incrociano. Disegno. Chiama un assistente video per trovare clip che possano completare le sue affermazioni e per propormi situazioni su cui confrontarsi. Usciamo alle 04.42 pm

 

La sua schedule quotidiana. Partenza per appunti sparsi e qualche pensiero attorno all’NBA.

“Come difendiamo qui”

Questa la risposta alla mia prima domanda sulla scelta di come difendere contro il Ballscreen negli ultimi 8 secondi dell’azione. E in quel “Come difendiamo qui” c’è l’idea di una scelta di squadra, il rispetto di portare avanti e saper comunicare una scelta ed obiettivi e criteri per arrivarci. Contemporaneamente questa è l’idea Nets, per i Nets di questa stagione, per questo coaching staff.

Poi c’è la sua idea, o meglio, come ha analizzato e sviluppato idee in proposito. Cioè, dal confronto sono nate le regole per i Nets. Dal confronto di professionisti, di esperienze e pensieri diversi, analizzando le caratteristiche del roster, gli obiettivi della franchigia. Poi ognuno può avere la propria idea, ma questa è un’altra storia.

Mi piace “come difendiamo qui” (e poi come per due ore si è passati anche attraverso il perché della scelta e la conoscenza della sua idea), molto di più di “la mia filosofia è…’”. Mia ma poi dire che la squadra si esprime con noi. Un po’ bugiardo.

 

13 persone attorno ad un tavolo.

Sì, 13 persone. Kenny, l’Head coach. Poi JV, poi Brielmaier, venuto con l’anello da Cleveland, mancava il mio amico Chris Fleming, in permesso per la nascita (in Germania) di suo figlio. Jordan Ott, esordio in panchina, giovane emergente scelto da Kenny dopo l’esperienza comune ad Atlanta. Gli assistenti.  Poi i coach per il miglioramento individuale, area guidata da Adam Harrington, tante stagioni in Europa, con Mike Batiste a lavorare con i Big. Poi l’allenatore della squadra di DLeague Ronald Nored, con due assistenti, tra cui l’ex Nba Ryan Gomes, che ho anche allenato. Poi i due responsabili dell’area perfomance, non “preparatore atletico” e “fisioterapista”, e chiamandoli così si delinea meglio la loro area di competenza e assunzione di responsabilità.

L’elenco è stato lungo e noioso, ma non quell’ora dove tutti parlano.  Dove tutti sono coinvolti e si sentono coinvolti.

Si parte da una tabella presentata dai Performance guys. Prima lista giocatori e – eventuali- problemi fisici, poi obiettivi di carico e intensità in quella seduta. Si passa al programma di allenamento, già preparato. Proiettato sullo schermo. Discusso per obiettivi. Non clinic-blablabla dell’head coach. Visione di clip sugli argomenti su cui si lavorerà sul campo. Clip da precedenti allenamenti, o da esempi di situazione da partite Nba.

Analisi di ogni dettaglio. Dettaglio dentro una visione. Una visione Nets. Poi il coaching staff va sul campo per verificare non solo spacing ed esecuzione, ma anche il ritmo di ogni stazione di miglioramento individuale.

Energia collettiva, coinvolgimento collettivo. Tante persone con storie diverse attorno ad uno stesso tavolo. A parlare di basket. A costruire una visione. Non una parola e un commento di distrazione.

 

Brook Lopez

Tutti lo sanno. Scelta numero 10. Contratto in essere 21.165.675 USD. E due anni di contratto. Qualità? Non voglio parlare di cosa sa fare questo e, soprattutto, di cosa non può fare. Il giocatore non solo più pagato, ma il cui contratto vale molto più di un quarto dell’intero monte salari. Un condizionamento. Altro condizionamento il fatto che tecnicamente può limitarti scelte difensive e offensive. Insomma un Big salariale, ma molto lontano anche per presenza mentale dai 3 (ex) Big di San Antonio.

Non ho sentito una sola parola, una sola smorfia per analizzare o per sorridere sull’argomento. Tutti sanno che… ma “Qui” vogliamo fare così. Con Lopez. Adattandosi a Lopez ed esigendo da Lopez. Fare e non commentare. Dandogli anche una visione-obiettivo, sempre allargandosi fuori dalla linea da 3 nello spacing e aumentando i P&R giocati da altro lungo.

Mi spiego meglio. Pensavo, “ma come si fa a giocare con Lopez come principale Big….” il mio commento. Giochiamo così con questi obiettivi e con Lopez, l’argomento attorno al tavolo. Operare, non opinare.

 

Visione

Ero stato una settimana prima a San Antonio, giochi quasi identici. La scuola è la stessa, Atkinson viene dall’assistentato di Atlanta. Ma guardando-vivendo quattro giornate con loro, c’era una visione, non passando attraverso un gioco bello-nuovo. Una visione da trasmettere per guidare un gruppo che parte come “scarsino”.

Primo: Lavoro per migliorarsi dentro la stagione. Investimento sulla qualità dello staff e lavoro che cura davvero i dettagli in ogni momento. Stazioni, clip mostrate da Ipad, una parola, sempre per dare obiettivo.

Secondo: Difendere aggredendo, dalla pressione sulla palla e dall’angolo contro il P&R. Poche idee, sempre iniziativa difensiva come regola base.

Terzo: Allargare il campo alzando il numero di tentativi da 3 punti, come si è detto anche per Lopez.

Non è un problema di essere d’accordo o meno. E’ dare una visione che sia guida di una squadra che non si deve sentire “scarsina”. Attraverso una visione. Verso un obiettivo, attraverso un metodo di lavoro.

 

Trajan Langdon

Penso che il suo titolo sia assistente GM. Lo avevo incontrato il primo giorno in palestra. Benvenuto e cordialità. Parleremo nei prossimi giorni. Lo incontro, per caso, quando sono a cena insieme a Sasha Obradovic. (Ristorante italiano, lo ha proposto Obradovic non io). Saluti e gentilezza. E mi dice “domani parliamo”. Penso “Bello stile ed educazione formali”. Ma mentre sto pensando questo, mi dice “So che alle 8 partecipi alla riunione del coaching staff, ci vediamo alle 7.15 nel mio ufficio”.  Beh, meglio non pensare e finire di ascoltare.

7.15. Suo ufficio. Entro e saluto. Volevo sapere di Heurtel. Poi ancora domando su giocatori di cui posso avere informazione di background e così via. Non a caso. Preparato. Prendendo appunti.

Ah. Gli uffici di front office, coaching staff e analytics area, sono pensati in un modo in cui tutti si possano vedere (vetri), ci siano spazi (tavoli e spazio snack) per far sentire condivisione totalmente naturale, anche solo camminando o stando seduti.

Difficile da spiegare. “Disagree and commitment” scritto su un muro, può dare l’idea.

 

“Dettagli

In ogni allenamento stazioni e situazioni. 5 vs 5. Si lavora. Attenzione e correzioni. Non solo un bel programma. Kenny interrompe e richiede in maniera esigente. Si incazza e c’è sempre una reazione alle sue parole. Saranno “scarsini”, ma lavorano.

 

Ho avuto il piacere (molto piacere) di essere la settimana prima a San Antonio. Era facile (ma non scontato) parlare di quella meravigliosa laboriosa energia che si vive dentro il loro campo.

Poi è arrivata la bella sensazione di Brooklyn. In Nba si lavora con serietà, spesso per dare una visione. Mica poco.

 

Quella sera con Sasha Obradovic la cena è terminata, riempendo fogli di carta con diagramma e idee.

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a cura di Marco Crespi