Non si può non volergli bene. Se guardi i suoi occhi, se ascolti la sua voce. Se noti quel suo approvare, con la testa, la sua frase semplice e dolce. Come quella di ogni ragazzino che sogna. Voglio bene a Giannis. Voglio bene a Giannis Antetokounmpo.

Era il febbraio 2013. E 3 anni dopo, nell’estate del 2016, ha firmato l’estensione del contratto: 4 anni e 100 milioni.

E 100 milioni tondi. Tondi per comunicare che il sogno non solo era realizzato, era diventato una Storia. E una Storia non può avere decimali.

Versatile. Parola che indica la direzione del gioco. Versatile una squadra, versatile un giocatore. Non una parola solo di moda. Una parola che indica che se un giocatore è capace di giocare in differenti situazioni di gioco, è molto più difficile difendere contro di lui.

Che indica anche come i ruoli stiano perdendo significato e l’attenzione si sposti nel guardare quello che succede in campo. Senza passare attraverso etichette non contemporanee.

Giannis, nella vittoria dei Bucks contro i Magic, un equilibrato 93-89 come risultato finale, ha finito con 21 punti, 10 rimbalzi, 10 assist, 5 palle recuperate e 3 assist. Versatile, direi. E per spiegare la sua grandezza, già oggi, solo altri 3 giocatori, dal 1984, erano riusciti ad avere almeno 20-10-10-5-3 in una partita. Michael Jordan, Hakeem Olajuwon e Andrei Kirilenko.

 

Attacca dal rimbalzo. Attacca ricevendo il passaggio di apertura. Attacca dalle sue palle intercettate.

Gioca playmaker, o meglio è PG dei Bucks. Attacca. Attacca soprattutto. Guardate dove va a prendere il passaggio di apertura nella prima clip. Vuole attaccare anche senza palla, vuole guadagnare metri. Guardate la lunghezza dei suoi palleggi. Bellezza ed efficienza. Sorpassa gli avversari per lunghezza, anche di desiderio, più che in velocità. Sempre in controllo. Contate il numero dei suoi palleggi, mentre spinge la palla in quel modo, mantenendo un grande quilibrio. Facendo sembrare semplice il sorpassare con angoli che sono curve dolci. Come i suoi occhi.

 

  • E ti trasmette gioia. La gioia contagiosa che mostrò la sua famiglia alla prima partita vista a Milwaukee. Gioia, e stupore, senza filtri. Spontanea, come sempre la gioia ti fa sentire

 

Playmaker. Crea gioco. E il gioco in Nba passa sempre di più attraverso l’uso di arrocchi. Bloccare il giocatore che ha la palla in mano, per forzare un cambio e quindi avere una situazione di isolamento che porta vantaggi.

 

E anche qui la versatilità di Giannis è oltre il contemporaneo. Un piccolo lo blocca per forzare il cambio e finire in avvicinamento con una schiacciata, come nella prima clip contro i GSW. Un lungo lo blocca (quello marcato dal lungo più lento, Marc Gasol) e allora, dopo il cambio lo porta fuori, prende la rincorsa (tecnica e fisica) e lo sorpassa con elegante equilibrio. E non solo come handler (giocatore con la palla in mano) ma anche come bloccante. Nella terza clip, non va in masturbazione nell’1c1, continua ad attaccare, passando e bloccando la palla. Si apre fuori in pop dalla linea da 3, e canestro.

 

  • Spiros Velliniatis andava in giro in bici. Curiosando tra i ragazzi che giocavano su ogni tipo di campetto. Aveva sempre pensato di combinare il poter aiutare i giovani tra le comunità di immigrati e trovare talenti per il suo programma di basket. Ci era riuscito solo un po’. Pensava di smettere. Poi quel giorno. “Ho visto Giannis”. Una visione. Forse anche di più. Aveva 13 anni. E lo convinse a giocare a basket nel suo Filathlitikos. Non senza fatica. Perché per Giannis non era facile avere da mangiare tutti i giorni. Anzi.

 

Giannis ti sorpassa. Cosa puoi fare? Stare lontani un po’ più di un passo. Tira da 3 punti, 2.4 tentativi a partita. Con il 25%. Così così, insomma. Ma c’è un ma, ed è postivo.

Primo appunto, con quelle mani cosi grandi non è davvero facile trovare ogni volta presa e spinta per il miglior spin.

Ma il suo movimento è fluido. Senza interruzione. Lo migliorerà ancora. E soprattutto, non ha esitazioni.

Il difensore passa sotto all’hand-off e tira subito. Senza tentennamenti. Due grandi difensori come Kawhi e Lebron ti sfidano. Bene. Lui li guarda e tira, segnando da 3. No, non sarà un problema per lui tirare accettando – e vincendo – la sfida.

 

  • I genitori di Giannis arrivarono dalla Nigeria. Giannis non aveva passaporto greco. Anche nel basket era uno straniero. Forse per questo le potenti Olympiacos e Panathinaikos non gli offrirono un contratto. Sarebbe stato –da greco – un contratto ricco. E con pochi minuti di gioco. E oggi forse parleremmo solo di una storia. E magari solo di un potenziale che…

 

Giannis con la palla in mano ti sorpassa. E allora la difesa prova a non farlo ricevere. Il suo istinto per il gioco, la sua taglia. Il suo essere sempre attivo, mai fermo. Anche con gli occhi. Tutto questo lo fa essere giocatore che in taglio ti lascia solo raccogliere la palla per la rimessa successiva.

Anche in spazi ristretti e con traffico, sa essere sempre in equilibrio e trovare spazio per finire. Nella prima clip usa ogni centimetro a disposizione per attaccare senza palla, ricevere, usare palleggio per sorpassare il successivo difensore. Come in un videogioco. Ma con la bellezza che lui lo fa nel mondo reale.

Nella seconda è bloccante (ancora la sua versatilità). Fisicamente il difensore non lo vuole far muovere verso il canestro. Bump che finisca ancora una volta in sorpasso. Sorpasso di Giannis.

 

  • Versatile. Dettagli tecnici. Scelte tattiche. Coprire tante situazioni di gioco. Essere presenti in ogni area. E questo lo troviamo nelle statistiche. Anche in quelle più avanzate. Ma la gioia con cui gioca ogni possesso ci arriva direttamente, senza filitri. E ci fa bene. #GiannisJoy

 

a cura di Marco Crespi