Il sogno di ogni bambino che pratica un qualunque sport, è quello di incontrare gli idoli per cui fa il tifo o addirittura poterci giocare un po’ insieme. Avere il poster in camera, tornare a casa e trattarlo come un tuo amico o come un tuo “quasi” pari ti può far volare. A me è capitato ed è per questo che voglio raccontarvi cosa è successo quel giorno.

Sono passati diversi anni, però credo che la partita di Colonia sia una di quelle che tutti i tifosi tendono a non dimenticare, anche se in palio non c’era nulla. O meglio, non c‘era in palio una medaglia o un trofeo, ma “solo“ l‘orgoglio e l’onore di un gruppo e di una Nazione intera. Dai, andate a cagare, non crederete davvero che sia serio nel dire una roba del genere parlando di una amichevole? E‘ stato un evento, fighissimo (soprattutto per come si è concluso) che ha fatto sognare noi in campo, i tifosi al palazzetto e quelli a casa davanti alla televisione. Non escludo che abbia pure avvicinato qualcuno che prima non si fosse mai appassionato al nostro sport, ma pur sempre di un’amichevole si parla…

Siamo andati a Colonia i classici due giorni prima per fare un po‘ la conoscenza del campo con qualche allenamento e l’hotel che ci ospitava era veramente di livello. Ovviamente abbiamo cercato di capire subito se fossero alloggiati lì anche i raga di Team USA, così ci poteva scappare subito qualche foto. Ci eravamo messi d‘accordo che saremmo stati disponibili con i vari LeBron, Tim, Dwyane, che non ce la saremmo tirata e avremmo concesso loro qualche scatto, qualche autografo e qualche sorrisetto di circostanza. In genere per un autografo ai nostri tifosi facevamo pagare 2 Euro, mentre per le foto la tariffa era di 5 Euro. Per i nostri avversari, visto i loro contratti milionari, abbiamo stabilito tariffe speciali da 10 Euro per le foto e 5 Euro per le nostre firme. Le casse della Federazione stanno aspettando ancora oggi le cifre che avevamo promesso di versare.

Arrivando alla Koln Arena per la partita, la cosa più incredibile è stato notare che tutta l’attenzione fosse per gli americani e durante il riscaldamento attorno la loro metà campo c’era una marea di tifosi armati di macchine fotografiche, mentre da noi c’era il deserto. Era una situazione surreale, probabilmente tutta quella gente avrebbe accettato di pagare il biglietto anche solo per poter vedere la ruota delle star d’oltreoceano, ammirare le schiacciate e poi tornare a casa felici e contenti. Capisco tutti quegli appassionati, visto che pure io durante la ruota guardavo i numeri che facevano, alley oop, palla al tabellone e schiacciata all’indietro, trick in palleggio. Dalla nostra parte invece dodici sfigati che facevano dai-e-vai, qualche arresto-e-tiro e i più spericolati qualche palleggio dietro la schiena…

 

playitusa.com

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Franceso Bonfardeci, attuale voce di Sky, all’epoca era il telecronista che commentò quella partita per Sport Italia. Mi ha raccontato che Bill Walton, spalla tecnica per la televisione statunitense, prima del match gli ha chiesto informazioni sulla nostra squadra. Molto onestamente gli ha risposto che eravamo un gruppo con pochissimi giocatori di grande talento, per niente atleti, ma che difendeva forte, con qualche ottimo tiratore e tanto orgoglio. Quando a metà dell’ultimo quarto abbiamo dato la spallata finale ed il vantaggio è diventato imbarazzante (per loro), il buon vecchio Bill ha cercato con lo sguardo il Bonfa con l’espressione di quello che ti sta domandando “Mi prendevi in giro?”. Al che a Francesco non è restato altro che allargare le braccia come per dire: “Non so nemmeno io come sia potuto succedere”.

La partita immagino se la riescano a ricordare in molti, quello che dubito si ricordino è come è iniziata: vinciamo la palla a due (già questo sarebbe da mettere negli highlights del match), eseguiamo lo schema chiamato, non concludiamo quasi una mazza e a quattro secondi dalla fine dei 24, hand off Galanda-Basile con quest’ultimo che la spara da otto metri. La palla non arriva al ferro e dagli spalti piovono già i fischi. Ma cosa fischiate cosa? Alla prima azione?

Per quanto riguarda il proseguimento della partita, credo che la nostra difesa a uomo sia durata quanto un gatto in tangenziale. Non perché fossimo scarsi, anzi, ma perché ovviamente per avere un minimo di possibilità di rallentare il loro ritmo e limitare lo strapotere atletico, la scelta della zona era obbligata (per la cronaca, quella zona che ci ha permesso di vincere l‘estate prima il bronzo in Svezia). Naturalmente il fatto che LeBron, Carmelo, Wade fossero dei rookie e noi dei viscidi figli di puttana ha aiutato parecchio, però la situazione è sfuggita un po‘ di mano (a loro) quando per due o tre volte abbiamo rubato palla intercettando passaggi come se stessimo giocando contro ragazzi che non avevano mai attaccato la zona in vita loro.

Finiamo il primo quarto in vantaggio e in panchina il commento immediato è: “Oh, almeno un quarto l’abbiamo vinto e non siamo già sotto di 20…

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Il fatto è che questo commento lo abbiamo ripetuto sia a metà gara che alla fine del terzo quarto. Considerando che prima della partita facevamo scommesse su quanti ne avremmo presi…

Lo smacco più grande che i ragazzi a stelle e strisce hanno subito è arrivato da Romba. Ultimo quarto di gioco, in quel frangente ero marcato da Carmelo Anthony, lo attacco in palleggio e subisco fallo. Tiri liberi e si torna in difesa. Poche azioni dopo, sempre marcato da lui, lo semino uscendo dai blocchi, un suo compagno prova ad aiutare ma mi fa fallo, di nuovo due tiri liberi. Al che Rodolfo (devo ancora capire se fosse serio, se stesse prendendo per il culo Carmelo o se stesse prendendo per il culo me) mi si avvicina e mi fa: “Non ti può marcare! Non ti può tenere!“. Ora capirete la vergogna se si venisse a sapere di la dall‘oceano questa triste storia? Immaginate la scena: sala stampa dopo una partita NBA con i reporter di ESPN che chiedono a Melo:

 

“Do you remember the italian guard that kicked your ass in that friendly game?”

“Who?”

“Matteo Soragna, number 7!”

“Who? Ohh, the skinny sopracciglion, fuck him!”

Sono soddisfazioni…

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Le immagini che tutti, ma proprio tutti, ricordano di quella meravigliosa giornata sono in particolare tre: le bombe del Baso, tirate da qualsiasi distanza e in faccia a chiunque. Se avesse tirato col culo (e non escludo lo abbia fatto) avrebbe segnato. Le bombe di Gek a chiudere e sigillare la partita, mentre tutti quelli di Team USA si chiedevano come fosse possibile che un ragazzo di 2.10 con l’atletismo di Paolo Brosio (Brosio è famosissimo tra i giocatori dell’NBA) fosse in grado di metterla da fuori con quella continuità. Ed infine l‘inchino del Poz, arrivato dopo una penetrazione con canestro e fallo, con il pubblico che a quel punto (in realtà da molto prima) era schierato dalla nostra parte e impazzito. Facile però adesso eh, pezzi di merda! Prima dell‘incontro tutti a urlare come delle quindicenni impazzite davanti a Justin Bieber e ora che Justin ha stonato fate tutti il tifo per Vinicio Capossela. Incoerenti maledetti.

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Fatto sta che finisce la partita 95-78, noi ci rendiamo conto che questa giornata ci/vi rimarrà nel cuore per parecchio tempo, ci facciamo una foto a metà campo dove si vede tutta la felicità e lo stupore per come sono andate le cose in quei quaranta minuti. La cosa meravigliosa è questa: prima della partita il nostro responsabile accompagnatore, il grandissimo Claudio Silvestri, ci chiede se fossimo interessati a comprare le maglie dell‘America, al modico prezzo di 50 Euri. In diversi diciamo di sì, scegliendo pure il giocatore. Rientrati in spogliatoio, dopo baci, abbracci, sputi e quant’altro il buon Silvestri ci fa notare che gli americani se ne stanno andando e chi vuole le maglie si deve decidere. Lo mandiamo in culo dicendo che sono loro, casomai, a dover comprare le nostre , ahahah. Insomma, per farla breve, a casa mia ho ancora la maglia di Allen I, pagata 50 Euri, non autografata perchè gli abbiamo fatto il culo (sto esagerando?).

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Ogni tanto la guardo e mi scappa un sorriso. O forse una risata. Perchè poi, quella stessa maglia, qualche settimana dopo l‘amichevole, la stavo guardando proprio indossata da Iverson un gradino sotto il nostro sul podio delle Olimpiadi… Pensa te cosa può succedere nello sport.

Pace, Amore e Felicità a tutti.

 

di Matteo Soragna