“With the first pick in the 2006 NBA draft the Toronto Raptors select Andrea Bargnani”.

Per fortuna David Stern è esperto, non si è fatto prendere dall’emozione e non ha sbagliato nome. Avevamo paura che sul più bello dicesse Matteo Soragna. Sai che fatica poi spiegare a Colangelo che sarei stato comunque un’ottima scelta per la franchigia e che mi sarei adattato subito alla vita sotto zero di Toronto?

E’ andata così, pazienza. Però voglio raccontarvi come sono stati i giorni precedenti.

Poco dopo essersi reso eleggibile per il Draft, un giorno, prima di un allenamento, Andrea mi si avvicina e mi chiede se avessi voglia di accompagnarlo a New York per quei quattro giorni. Devo spiegarvi il sorriso che mi si è stampato in faccia? Ovviamente gli ho risposto di sì in un secondo ed ero davvero felicissimo di poter far parte di un momento così importante della sua vita. E poi sarebbe stata la mia prima volta negli States (aggratis tra l’altro…)

Già solo il viaggio in aereo mi sarebbe bastato come esperienza, e ill procuratore del Mago, all’epoca Toto Ricciotti, lo aveva organizzato con la Eurofly che offriva il MiMa, acronimo che sta per Milano-Manhattan, un volo “all business” dedicato a quella tratta. Un aereo con poco più di venti posti tutti con poltrona gigante, wide screen, serviti e coccolati come nababbi.

Inutile dire che il volo è passato in un attimo, non ho provato nemmeno a dormire perché non volevo perdermi tutto quel ben di Dio.

Però c’è un però. Era estate, faceva caldo e sono partito in pantaloncini e maglietta. Sul MiMa ci saranno stati dai cinque ai sette gradi centigradi, appena atterrato all’aeroporto avevo già una sinusite spaziale. Ho passato quattro giorni a soffiarmi il naso e ad immaginare il sapore del cibo che ingerivo (forse questo non era nemmeno un male a pensarci bene…).

In albergo al momento del check-in ci viene fatta una domanda che abbiamo trovato un po’ fuori luogo, forse un po’ irrispettosa: “Camera doppia o singola?”

Ma stiamo scherzando? Come vi permettete?

Ovvio che vogliamo, anzi pretendiamo una doppia!! Con chi pensate di avere a che fare?

Non ci era passato nemmeno per l’anticamera del cervello di vivere quell’esperienza in camere separate.

Il primo giorno, eccitati come una scolaresca delle medie, giusto per portare un po’ di spirito italiota in giro, abbiamo deciso di essere molto composti. Siamo andati a comprare degli scarafaggi finti e li abbiamo messi davanti alle camere delle altre future scelte al draft, ognuna delle quali aveva optato per la camera singola (sfigati). Da dietro lo spioncino abbiamo guardato le reazioni: urletti e salti impauriti da parte di quelli che poi facevano i fenomeni alle cene ufficiali e ai meeting (sfigati).

Passata la notte, il mio corpo alle 5:00 non ne voleva più sapere di stare con gli occhi chiusi cosi mi sono alzato e sono andato a cercare un posto per fare colazione. L’hotel era a Time Square quindi avrei avuto anche solo l’imbarazzo della scelta. Ma da buon coglione inesperto mi sono messo dentro un McDonald’s e, da coglione inesperto ancora più grosso, non mi sono accorto che c’era il menù “Breakfast”. Mi sono quindi mangiato un toast, delle uova e il peggior the freddo che io abbia mai bevuto, che mi sono rimasti sullo stomaco per tutta la mattinata, giusto il tempo per vedere il Mago svegliarsi come se niente fosse alle 12:30.

In quel periodo ero in piena terapia per la frattura alla mano che mi ero procurato durante i playoff scudetto, e da bravo professionista mi ero informato e mi ero fatto dare il numero di un fisioterapista a Manhattan. Lo studio era a Soho, un quartiere bellissimo e lui (il fisioterapista, non il quartiere) è stato gentilissimo. Talmente gentile che mi ha prestato una specie di gelatina da tenere in mano e da schiacciare proprio per fare esercizi. Ancora oggi, dopo dieci anni, mi sento in colpa: mi sono dimenticato di ridargliela. A proposito, qualcuno di voi si ricorda come si chiama (il fisioterapista, non la gelatina)? Cosi gli spedisco del Didò di mia figlia, tanto è la stesa roba.

Soho

Per il Mago il programma mandato dall’NBA prevedeva un sacco di riunioni, tipo le “Rookie orientation” dove esperti di diversi campi spiegano a giovani che si stanno affacciando su un mondo dorato e pieno di attenzioni, come comportarsi correttamente. Le riunioni hanno diversi argomenti, da come gestire le finanze a come comportarsi con la stampa, dalle regole sul doping a (udite udite) come comportarsi con le donne. Non è che venga detto loro come corteggiarle e come conquistarle eh, semplicemente vengono messi in guardia sul fatto che spesso ci sono delle damigelle pronte ad incastrarli con qualche sorpresa pur di sfilare qualche soldo. Il consiglio è ogni volta lo stesso: usate sempre il preservativo! Il relatore è Rocco Siffredi.

Il terzo giorno era quello della cena “ufficiale”, che estendeva l’invito anche a tutti gli ospiti degli atleti. Momento di sudorazione accelerata nell’istante in cui si sono aperte le porte e abbiamo visto entrare David Stern. Il commisioner ha salutato tutti i tavoli e si è intrattenuto brevemente con gli invitati, due sorrisi con giocatori e parenti e poi se ne è andato. Quando è arrivato al nostro tavolo sembrava che il respiro di ognuno si fosse fermato e il pensiero comune è stato lo stesso: “E mo’ che cazzo facciamo?”. Fortunatamente lui è stato molto cortese, ha chiesto come stava andando la cena, se andava tutto bene e poi rivolgendosi ad Andrea gli ha domandato:

– “How do you exactly pronounce your second name?”.

– “Bargnani”.

– “BARG-NA-NEE?”

– “Sì, certo”

(chi cazzo lo correggeva….)

La sera sarebbe stata LA SERA e la tensione cominciava a salire, d’altronde partecipare ad un evento del genere metteva un po’ di strizza. Per arrivare al Madison Square Garden abbiamo scelto di farci una passeggiata e ce la siamo gustata tutta, anche solo per avere il pensiero spostato su qualcos’altro. Giunti davanti ci (gli) hanno scattato un po’ di foto, ci (gli) hanno chiesto un po’ di autografi e ci (gli) hanno fatto qualche intervista.

Poi, Andrea, suo papà, il suo amico Ciccio e il sottoscritto ci siamo accomodati nella green room, la sala riservata ai dieci tavoli delle probabili(ssime) prime dieci scelte che in quell’occasione erano a ridosso degli spalti del teatro. Per intenderci quegli spalti dove ogni anno i tifosi dei Knicks urlano e fischiano tutte le scelte della loro amata franchigia.

Si stanno disperando per Porzingis……

Sopra il tabellone, con tutte le squadre della Lega, c’era un timer che scandiva il conto alla rovescia per ogni intervento di Stern. I giocatori venivano scelti ogni due minuti, precisi al decimo di secondo.

Quando mancava un minuto all’inizio della cerimonia (non immaginavamo ovviamente che sarebbe coinciso con la scelta di Andrea, anche se la speranza e le voci c’erano) il Mago mi ha chiamato e, con la faccia del terrore, mi ha confessato: “Teo, mi sto per sentire male!”. Avrei tanto voluto rispondergli “E ci credo, pure io”, ma ho optato per un sempreverde “Respira e beviti un bicchiere d’acqua”. Andrea ha eseguito e grazie al cielo è andato tutto per il meglio, compresa la storica chiamata al numero uno.

Andrea leggermente teso

Subito dopo aver sentito il suo nome, Andrea ha girato gli occhi verso di me (tutt’oggi quando vedo il filmato mi emoziono) e ha sorriso, ci siamo alzati, ha dato la mano al suo agente americano (Leon Rose, simpaticissimo e disponibilissimo), si è rigirato verso di me e invece di darci un meraviglioso abbraccio liberatorio e ricco di emozioni, ci siamo dati una specie di stretta di mano di merda, frutto del momento di totale stordimento (tutt’oggi quando vedo il filmato penso a che due coglioni che sembriamo).

[al secondo 26 potete vedere il sottoscritto, e la stretta di mano di merda]

Il Mago è scomparso per più o meno un’oretta tra foto e interviste, poi ci hanno chiamato per raggiungerlo e scattare assieme qualche foto ricordo con cappellini dei Raptors e palloni NBA.

Per la cena Ricciotti aveva prenotato un ristorante italiano dove non mi ricordo nemmeno cosa abbiamo mangiato tanto ero emozionato, ma quello che sicuramente mi ricordo è il modo in cui mia figlia ha preso il suo nome. Mia moglie era incinta, al tempo sapevamo già che sarebbe stata una femminuccia e per il nome, la scelta abbastanza veloce era tra Emma e Cecilia, ed Andrea lo sapeva.

Verso la fine della cena post draft gli ho chiesto di autografarmi il pallone della serata. Mentre stava pensando a cosa scrivere gli ho consigliato:

– “Fai così, dedicalo a nostra figlia”.

– “Eh, ma che nome scrivo?”

Non so con che corraggio (probabilmente sono stato solo un cretino) ho risposto:

– “Scegli tu, sarà il nome che le daremo”

Grazie al cielo ha scelto quello che poi avremmo scelto pure noi: Gina! Scherzo dai, Cecilia.

Il giorno dopo era il giorno dei saluti veri, visto che poi saremmo tornati in Italia e lui sarebbe andato direttamente a Toronto per la presentazione e per la Summer League.

Credo che quel pomeriggio sia entrato di diritto nella top 3 dei giorni in cui ho pianto di più in vita mia. Non riuscivo a smettere e, ogni volta che provavamo ad abbracciarci, le lacrime scendevano a cascata. Semplicemente mi stavo rendendo conto che non avrei più rivisto il Mago tutti i giorni come era successo negli ultimi due anni.

Che esperienza magnifica! Il draft del 2006.

Nel frattempo tanti sono stati gli estimatori di Andrea e tanti gli haters o i detrattori. Non voglio entrare nel merito ma di una cosa sono sicuro: se il Mago invitasse a cena tutti quelli che parlano male di lui o lo pigliano per il culo, loro ci andrebbero di corsa, farebbero pure i simpaticoni e si divertirebbero. Ma li capirei, perché con il Mago ci si diverte sul serio.

Pace, Amore e Felicità amici del draft

 

P.S. Per il viaggio di ritorno, sempre con il MiMa della Eurofly, col cazzo che non mi sono coperto fino al collo!