Premessa: queste righe non hanno l’obiettivo di stabilire se Alessandro Gentile sia bravissimo o scarso. Né tantomeno stabilire se fa delle facce brutte o se è vittima di situazioni. Proprio no. Queste righe tentano di analizzare la partita di Alessandro, cercando di raccogliere dati senza immediatamente giudicare, senza entrare a far parte di chi è pro o contro.

E poi perché si dovrebbe essere pro o contro?

Premessa bis: non c’è nessuna presunzione di affermare il vero o il giusto. Si vuole solo selezionare argomenti, raccogliere dati, video e analytics, per provare, facendosi domande, ad avere una visione prima ancora di trovare risposte.

 

 

Alessandro Gentile può essere un top giocatore in Europa?

Stagione 2014-15. Milano gioca l’Eurolega con lo scudetto sulla maglia. Il contributo di Gentile è stato più che importante per la conquista dello scudetto, dopo 18 anni.

Milano si qualifica per le Top 16. Gentile gioca con qualità. Rendimento ed efficienza.

Alessandro ha taglia e capacità tecniche. Può attaccare dal palleggio direttamente dal rimbalzo preso. Ha controllo di corpo, trattamento di palla e capacità di lettura per attaccare in modo efficiente con il P&R. Contro un giocatore più piccolo, ha sicurezza e istinti per produrre spalle a canestro in avvicinamento. Pacchetto completo, e lo possiamo vedere qui.

Un potenziale Big della sua squadra ha spesso il pallone tra le mani. La difesa vuole togliergli i suoi movimenti preferiti. Primo riferimento forzarlo a palleggiare con la mano più debole: Alessandro attacca sia a destra che a sinistra, ovviamente a destra sa finire al ferro, a sinistra sale con un jumper sempre più sicuro. Qualità sui due lati, non è poco.

Scouting report non derivato dal ricordo (più o meno emotivo di un canestro o di una brutta giocata) ma guardando – e analizzando – tutti i suoi possessi. In differenti situazioni. E non solo da spettatore. Per provare a limitarlo come avversario.

Sempre Top 16 di quella stagione. Prendiamo punti segnati e tiri liberi tentati come dati. Perché? Perché possono dare l’idea della produzione di un giocatore, di quanto attacchi producendo e dovendo essere fermato.

Combiniamo punti segnati e tiri tentati, quelli di Alessandro e quelli dei Top 30 giocatori nelle Top 16 di quella stagione. Top&Top.

Il pallino di Alessandro è in alto a destra. La combinazione dei due dati lo mette lì, ancora più al Top di quanto era nelle due statistiche separate. Il più in alto di tutti.

Ritorniamo alla domanda: Alessandro Gentile nel 2014-15 era quindi un Top giocatore in Europa. Punto.

 

 

Gentile può essere un tiratore da 3 punti ?

Nelle stagioni a Treviso, quelle in cui da giovane talento, anno dopo anno, aumentava i suoi minuti, il tiro più frequente era quello da 3 punti.

Ogni allenatore suggeriva al suo difensore di stargli vicino, per forzarlo a mettere la palla a terra.

64.5%, nel 2009-10 con i primi minuti in Serie A, 47.3% e 47.5% il rapporto tra i tentativi da 3 e il totale dei tiri effettuati dal campo.

Sicurezza e velocità di rilascio. Il suo gesto di tiro aveva un movimento unico, senza interruzione.

Poi Milano. Squadra con altre ambizioni, grande differenza nella composizione del roster, per status e talento dei compagni. Ma anche un diverso ruolo: più responsabilità con la palla in mano, e meno tiri da 3.

Nella stagione del primo scudetto (la stagione in cui si sente capo giocatore, sia il volume di tiri da 3, sia la percentuale di realizzazione da 3, hanno i numeri più alti del suo periodo in maglia Olimpia.

Aggressivo nel ricevere da extra-pass e prendere il tiro. Nessuna esitazione, né mentale né fisica.

E sente che il tiro può entrare. E quando il difensore, per non essere sorpassato dalla sua taglia fisica, sta mezzo passo lontano, allora Gentile costruisce la tripla dal suo palleggio. Volendo castigare chi arretra con i piedi dietro la linea dei 3 punti.

Lavoro di piedi con sensibilità e rapidità. Anche leggero per avere fluidità e, senza interruzioni, alzando il braccio. Movimento verticale, senza sbandamenti a destra o sinistra. Un gesto che si ripete simile. Non è il Tiratore, ma un tiratore oltre la media. Uno che non puoi sfidare a tirare.

Poi sì, c’è un poi. Anche il gesto cambia, cominciando dalla ricezione, con i piedi che non vanno più aggressivi a prendere il pallone, e fa molto più spesso arresto a due tempi. Come per prendersi ancora un po’ di tempo per pensare: il braccio si muove quasi separato dalla spinta dei piedi.

Sempre meno tiri da 3. Percentuale che si abbassa e fa calare ancora di più il numero di tentativi. Tiro da 3 che non è più il gesto per completare – e magari chiudere la sfida – ma quasi un passaggio obbligato per lo spazio che concede il difensore.

Per arrivare ai numeri di questa stagione a Milano, 0.8 tiri da 3 tentati segnandone il 9.6%.

Numeri che sembrano appartenere ad un altro giocatore, non solo rispetto alle stagioni di Treviso, ma anche a quella dello scudetto.

No, non si può disimparare a tirare. Il tiro di Alessandro per lavoro di piedi, presa e sviluppo del gesto, era di qualità. Lo abbiamo visto. Lo possiamo capire dal suo numero di tentativi – fiducia – e dalle sue percentuali.

Un gesto va sempre allenato. E allenarlo non significa soltanto numero di ripetizioni e fiducia complice in chi sta lavorando con te in palestra, significa anche sentirsi tranquillo di poter sbagliare, cominciando da te stesso (nelle clip sopra si vede la reazione emotiva a commentare il suo errore). Significa essere con la giusta tensione in campo. Tensione agonistica, non tensione dovuta alla non serenità, quella che ti divide il gesto tecnico in segmenti differenti.

Tornando alla domanda. Alessandro Gentile ha tutto per essere (come è già stato) un tiratore oltre la media. E, lavorandoci con il sorriso, anche di più.

 

 

Gentile è un giocatore che impatta la partita sempre nello stesso modo ?

Non stiamo parlando di occhi cattivi o occhi che vagano. E neanche di tirare bene o male. Parliamo di volume di gioco, di numero di possessi giocati per essere protagonista, protagonista con il pallone e in equilibrio con la partita. Protagonista con continuità.

Abbiamo scelto assist e numero di tiri dal campo. Quando? Playoff di tre stagioni differenti. 2013-14, 2014-15, 2015-16. Scudetto contro Siena, semifinale persa con Sassari, scudetto contro Reggio Emilia.

I grafici, sia quello relativo agli assist sia quello relativi ai tiri dal campo, mostrano una regolare irregolarità di volume di gioco da partita a partita.

Simile in tre stagioni diverse, non solo per annate, ma anche per risultato finale, e per composizione del roster, inteso come caratteristiche dei compagni.

No, Alessandro non ha lo stesso impatto sulla partita. Il suo volume di gioco cambia da partita a partita. Troppo per dare regolarità alla sua perfomance e solidità al suo ruolo.

Questa è la sua area di miglioramento forse più importante: sentire dentro sè stesso, e creare, un’aspettativa di un volume di gioco costante.

Per (ri)tornare ad essere un giocatore Top in Europa.

In bocca al lupo Ale.

 

[grafici a cura di Fabio Fantonihttp://pantoviz.blogspot.it]