I Warriors e il tiro da 3. Sappiamo quasi tutto: quanto tirano da dietro la linea, quanti giocatori hanno un volume di tiri da 3, quanto la palla non si ferma mai. Vale la pena pensarci ancora una volta, confrontando i numeri con quelli dei Cavs. Natale si avvicina.
Due tabelle. La prima evidenzia il volume dei tentativi da 3 punti dei Warriors: di squadra, di chi tira di più da 3 e del rapporto tra i tentativi da tre e i tiri dal campo.
La seconda è utile per capire quanto tirano da 3 e quanto toccano la palla, e cosa fanno con la palla in mano Curry e Thompson da una parte, Irving e JR Smith dall’altra.
Numeri dal campo.
E guardare il campo ci aiuta a capire come il tirare da 3 punti dei Warriors, sia non solo talento di giocatori speciali, ma arrivi dalla qualità semplice, cioè massima, del loro attaccare senza fermarsi mai (sia la palla, che il giocare senza palla) e che diventa abitudine da ammirare. Tiri da 3 con separazione che portano tanti canestri facili dentro l’area, quasi da soli, dopo un taglio o con un semplice (per loro) lay-up.
E non solo. Guardare il campo ci fa scoprire come la situazione più frequente ed efficace (oltre ai tiri in transizione da extra-pass) sia un blocco tra piccoli. Sì proprio tra piccoli.
Correndo e passandosi la palla per entrare nel gioco.
Blocco piccolo per piccolo. Prevedibile, si potrebbe dire. Ancora di più se utilizzato come prima situazione. Ma i Warriors cancellano questo pensiero.
Tutti corrono, non sprintano: significativa differenza per essere tutti insieme, nello stesso momento, nello spacing scelto. E sono tutti attivi, fidandosi reciprocamente.
Il difensore di Curry lo insegue, (scelta frequente contro il suo tiro da 3): Clark si ferma in un posto di blocco, non cerca il difensore di Curry.
Un Big con la palla in mano, l’altro al gomito opposto, quindi area libera e possibilità di curl (un taglio a ricciolo verso canestro, per ricevere) fino al ferro.
Semplice, come livello più alto di qualità, di cinque giocatori.
Entrare di corsa nelle situazioni di gioco saltando il passaggio d’apertura, chi ha la palla corre immediatamente. Un vantaggio non solo dello Small Ball, ma anche di scegliere lunghi che possano iniziare l’attacco dal loro palleggio. Ovviamente Green e Durant, ma anche Zaza, un po’ meno Javalone… E così 5 giocatori immediatamente (e insieme, va sempre sottolineato) corrono, sapendo dove e per fare cosa.
La difesa comunica un cambio. Il cambio è debole se chi esce dal blocco del compagno va in leggero allontanamento, cioè va lontano dal difensore che sta per cambiare. Thompson è maestro in questo. 3 punti.
Semplice. Semplice curando ogni dettaglio, per andare a ricevere nel punto dove il difensore è più in difficoltà.
Attaccare sempre riconoscendo il lato dove sono i due Small, per attaccare partendo dal blocco tra di loro. Il timing è efficace, il loro movimento per bloccarsi inizia in anticipo rispetto al passaggio. I difensori sono – con la palla sul lato opposto – senza contatto con Curry e Thompson. Blocco e la palla arriva in punta. Ora essere lontani significa aver lasciato vantaggio, e quindi tiro con vantaggio.
Semplice. Semplicemente meraviglioso il timing e l’angolo di blocco. Combinazione efficiente tra il muoversi in anticipo rispetto al passaggio, e avere la pazienza di aspettare, poi, la scelta dei difensori per riempire lo spot dove loro non possono arrivare. In anticipo e aspettando. Mica poco.
Attaccare con il primo obiettivo e continuare, senza fermarsi.
Una chiamata. Una situazione di gioco come obiettivo. E partire dal vantaggio costruito per non fermarsi. Vantaggio che, se due piccoli si bloccano tra di loro, può venire annullato? Golden State cancella anche questa affermazione.
Ancora una volta l’area è quasi vuota, liberata dallo spacing per poter attaccare dal palleggio (o con un taglio). Timing che ancora una volta esalta ogni movimento senza palla. Come l’andare anche questa volta in allontanamento (leggero allontanamento per rendere ancora più complicata la scelta del cambio). I difensori comunicano ma alla fine finiscono come dentro una messa su un tavolo da biliardo.
Semplice. Semplice avendo sempre un Big a passare la palla, per poter avere spazio e profondità del gioco senza palla dei piccoli.
Un compagno attacca verso il canestro e un altro taglia verso il canestro. Errore di spacing? No, è qualcosa di preparato per continuare ad attaccare dopo il primo tentativo. E senza fermarsi, ancora un blocco tra piccoli porta ad un facile tiro da sotto, come nella clip 1.
Semplice. Semplice avere fiducia nella collaborazione. Trust the system. Che non è lo schema, ma la bellezza di costruire da protagonisti, pezzo per pezzo. Insieme. Ancora una volta.
Quasi pasticcio. Quasi pasticcio che serve come distrazione per i difensori. Che un po’ guardano, un po’ sperano di recuperare il pallone. I Warriors sul pasticcio (solo quasi pasticcio) non si fermano, sanno come arrivare alla loro situazione di spacing: piccolo che blocca piccolo. Qualità dei dettagli, ancora una volta.
Semplice. Semplicemente non fermarsi anche dopo uno sviluppo dell’azione non proprio perfetto, per continuare ad attaccare.
Strong
Palla al gomito a Green o Durant, dopo il passaggio di entrata sul lato opposto l’altro Big, insieme ad uno Small in stagger, per un altro Small.
Descrizione complicata. L’esecuzione e la sua efficacia da guardare qui sotto spiega molto più facilmente.
La difesa non può lasciare questo tiro che è troppo ad alta percentuale. Difesa che vuole organizzarsi contro un movimento che tutti conoscono e si aspettano. Mettere il corpo, giocare fisici, prima ancora della scelta che può essere quella di cambiare o non cambiare.
Thompson con velocità media, per poter sentire il difensore e attaccare la sua scelta. Lo sente quasi aggrappato sulla spalla e taglia. Area vuota, come sopra: facili due punti.
Semplice. Dettagli per timing e decisione.
Beh però la difesa può cambiare su questo blocco e togliere un canestro a porta vuota…
Leggere, senza andare prevedibili contro il cambio. Cambiando direzione, fermandosi&ripartendo. Difensori che si allertano, quasi comunicando di cambiare la scelta, ma Curry aspetta e poi va sempre nella posizione dove c’è vantaggio: 3 punti o al ferro.
Semplice. Prima attacca chi dovrebbe sfruttare i due blocchi, poi altro. Senza fretta. Timing per non essere prevedibili, avendo iniziativa, ma rispettando quella del compagno. O ancora meglio, aggiungendosi a quella del compagno.
Beh, ma il difensore del Big può stare dentro l’area e i difensori su Curry+Thompson quasi negare i movimenti in uscita dai blocchi.
E’ meglio ammirare: il primo taglio e il secondo taglio, senza fermarsi, con iniziative contemporanee che rispettando quella del compagno. Iniziative che coinvolgono i due lati del campo.
Nella prima Curry ritorna e va in allontanamento: cioè sempre ad occupare il punto più lontano dal suo – disperso – difensore.
Nella seconda Thompson non si ferma, e inseguito sul blocco sul lato opposto (ancora una volta in 5 insieme), attacca in taglio e finisce al ferro.
Semplice. Capolavoro da ammirare.
Ancora una cosa. Questo grafico ci fa vedere come la produzione di Curry e Thompson sia “diversa” da quella di Irving e JR Smith. La media per tocchi, e i punti per tocco insieme. Il verde è più intenso.
grafiche a cura di Fabio Fantoni
Le gif con due azioni, in cui GS cambia il colore della maglia, fanno venire un po’ di mal di testa. Bel pezzo comunque!