ore 6:15 viene svegliato da un sms inviato dall’under. Dice che alla partita non ci sarà perché ha il compito di matematica. Che aveva anche il giorno prima. E il giorno prima ancora. Scusa plausibilissima.

 

ore 7:45 fa colazione, si lava e si veste in 11 secondi netti. Stasera c’è un match importante. E’ più teso di Mentana quando ci sono le elezioni.

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ore 9:00 in ufficio, al posto di lavorare, guarda Coach Carter per la 79esima volta.

 

ore 11:15 ha un dubbio sui 12 da convocare. Chiama il vice. Non risponde. Chiama il presidente. Non risponde. Chiama il dirigente accompagnatore. Non risponde. Chiama il capitano. Non risponde. Chiama sua moglie. Non risponde. Chiama un’ambulanza. Risponde. Si fa venire a prendere.

 

ore 14:45 viene dimesso dall’ospedale.

 

ore 15:30 dirama i 12 convocati sulla chat di squadra.

 

ore 15:31 i tre che non sono stati convocati, fanno come Jack Frusciante e abbandonano il gruppo.

 

ore 15:55 nei corridoi incrocia il capo che gli fa una domanda. Lui decide di fare lo spaccone rispondendo come Popovich, “Turnover”. Il capo lo prende alla lettera e assume un altro al suo posto.

 

ore 16:00 è da solo, in macchina, sudato, preoccupato, teso e disoccupato: è una scena più triste di quando Internet Explorer ti chiede di essere utilizzato come browser predefinito.

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ore 17:45 finisce il quarto pacchetto di Marlboro Rosse. Nei suoi polmoni c’è aria meno pulita di quella sul raccordo anulare alle sette e mezza del mattino.

 

ore 18:20 arriva in palestra con 1 ora e 40 di anticipo. Deve ripassare il discorso pre-partita: un mix tra Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica nel ’99, e Gianmarco Pozzecco in after a Formentera nel ’98.

 

ore 19:15 i giocatori arrivano alla spicciolata.

 

ore 19:25 comincia il riscaldamento.

 

ore 19:26 discorso pre-partita nello spogliatoio: parte con concetti filosofici, belle parole, ottimi principi, sani valori, “che vinca lo sport”, “l’importante è partecipare”, finisce con minacce fisiche agli under, otto parolacce di fila in dialetto stretto, e una frase ripetuta 37 volte che racchiude il suo piano tecnico-tattico: “DOBBIAMO DIFENDERE!!!””

 

ore 19:40 fa il marpione con le ufficiali di campo. Il problema è che una delle due è la fidanzata dell’arbitro, che se ne accorge. Ora diventa più complicato vincere.

 

ore 19:57 gli arbitri fischiano i “3 minuti”. Il coach grida a pieni polmoni “Due palloniiiiiiiii!!!!!!!!”

 

ore 20:00 chiama i 5 che devono partire in quintetto e fa un’ultima raccomandazione ai suoi: “Mi raccomando non parlate con gli arbitri. L’unico che può parlarci sono io.”

 

ore 20:01 l’arbitro alza la palla a due un pochino storta. Il coach: “Ma porca di quella troia, hai le braccia montate al contrario? Cazzo!”. Tecnico.

 

ore 20:21 Punteggio di 8-29 per ospiti. Contropiede 4 contro 1 della sua squadra. Il play si arresta sui 9 metri e tira girandosi per tornare in difesa senza guardare se la palla entra oppure no. Come Curry. La palla si incastra nel bocchettone del riscaldamento vicino al soffitto. Il coach perde i sensi.

 

ore 20:46 Senza coach la squadra ha recuperato tutto lo svantaggio all’intervallo, 33-33.

 

ore 21:10 il coach si riprende e ordina al capitano di fare una bulgara.

 

ore 21:11 il capitano chiede il cambio e va a telefonare ad una sua tromba-amica di Sòfia.

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ore 21:12 il coach ha un secondo mancamento. Ma miracolosamente si riprende e chiama una ZONA bulgara: 2-3, tutti chiusi dentro l’area. La squadra mette il naso avanti.

 

ore 21:41 Tre secondi alla fine, rimessa per la sua squadra, che sta perdendo 46-47. Time out.

 

ore 21:42 Il coach mette a frutto tutti gli insegnamenti che ha ricevuto in 40 anni di onorata carriera, le lezioni che ha imparato leggendo i libri di Phil Jackson, ma soprattutto dimostra che si è ampiamente meritato quei 2 punti pao presi in 13 anni, che non gli hanno più permesso di rinnovare la tessera: disegna una rimessa con 6 passaggi, 4 blocchi e 2 tagli. A 3 secondi dalla fine…

 

ore 21:43 il giocatore che fa la rimessa è confuso perchè non ha capito bene lo schema. Ripensa a tutti i movimenti e cerca di intuire a chi passare la palla. E’ indeciso se passarla in post o all’uomo che taglia. Non sa che fare. Tentenna. L’arbitro fischia 5 secondi. Cambio rimessa.

 

ore 21:44 gli ospiti rimettono la palla in campo, fanno un passaggio, scade il tempo, vincono.

 

ore 21:45 chiamano la moglie del coach per il riconoscimento della salma.

 

ore 00:59 viene dimesso dall’ospedale. Per la seconda volta in 24 ore. L’infermiere lo saluta con un eloquente “a presto”.

 

ore 01:45 è a letto. Non si muove. Piange. Pensa al suicidio. In 30 secondi. Toccando tutte le righe. Gli torna il sorriso. Domani lo fa fare a tutti.

 

scritta da Raffaele Ferraro